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Comune di Villadeati

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Comune di Villadeati
Cenni storici

Cenni storici

Il nome VILLADEATI deriva dalla famiglia Deati che ottenne in feudo l’insediamento intorno al 1300. La prima attestazione documentata è DE VILLA DE DEATIS, risalente al 1431. Sorta in epoca medievale, fece parte, per lungo tempo, dell’astigiano, portando il nome di Corte de Scataldeis. Successivamente entrò a far parte di un sistema militare che poggiava sui due castelli eretti in posizione dominante sulle valli dello Stura e della Versa. Il primo, di proprietà dei Visconti di Valenza, venne abbattuto da Amedeo di Savoia nel 1290 in seguito alla richiesta d’aiuto degli astigiani che erano in lotta contro Guglielmo del Monferrato. A metà del XVI secolo il maresciallo francese Carlo Cossé de Brissac occupò il maniero ricostruito, contrafforte del maschio di Verrua. Espugnato nuovamente, questa volta dal marchese Carlo I e dal duca di Mantova, nel 1630, venne ridotto a poche rovine, concesse prima ai nobili Del Prato e poi agli Arrigoni di Mantova. Questi ultimi vendettero ciò che rimaneva del castello al giureconsulto Giacinto Magrelli.

Tra i monumenti di maggiore interesse vi è il cosiddetto Belvedere, straordinario complesso risalente alla fine del Settecento, ideato forse da un allievo di Filippo Juvarra o dal sacerdote locale don Audisio Tommaso. Di stile barocco e neoclassico, ha una torre, alta circa venti metri, che divide in due piani la facciata. Altre vestigia sono: la parrocchiale di San Remigio, consacrata nel 1823 e conservante due tele del Caccia; la parrocchiale di San Giacomo, in località Zanco, risalente al XVI secolo; la chiesa di San Raffaele, al cui interno si possono ammirare affreschi di Raffaele Panizza e del Settecento.

 


Riportiamo un interessante articolo del Professor Aldo A. SETTIA estratto dal "Bollettino Storico Subalpino" riguardante l'archeologia del territorio di Villadeati. Leggi l'articolo

PARROCCHIE

Parrocchia dei Ss. Remigio e Grato. Eretta ab immemorabili. Passò dalla diocesi di Vercelli alla diocesi di Casale fin dal 1474 [De Bono 1986, p. 34]. Prima del 1474 c’era una sola parrocchia per un ampio territorio; in seguito vennero smembrate le borgate di Cardona e Lussello, che si eressero in parrocchia nella chiesa di S. Lorenzo (antica pieve di Castrum Turris, presso il bric S. Lorenzo). Quindi nel 1584 si staccò anche Zanco, che si eresse a sua volta in parrocchia sotto il titolo di S. Giorgio [Casalis, vol. XXV, 1854, p. 375; AD 1991, p. 232].

Chiesa parrocchiale, Ss. Remigio, Grato e Maria Assunta: nella parte alta del paese, sotto il cosiddetto castello Belvedere. Fu costruita nel sec. XVI su un precedente oratorio omonimo e consacrata in data 8/9/1534 da mons. Bernardino Castellaro [Niccolini 1877, p. 415]. Ulteriori lavori nel sec. XVII [Perin 2001, p. 191]. Dopo sostanziali rifacimenti progettati dal parroco don Tommaso Audisio [Niccolini 1877, p. 414], fu riconsacrata il 3/8/1823 [AD 1991, p. 227] da mons. Francesco Alciati. Campanile del 1840, disegnato dall’Audisio, col motivo eminentemente barocco del cornicione spezzato appoggiato su colonnine angolari poste su alti basamenti [Perin 2001, p. 197]. L’ampio sagrato fu ricavato nel 1897 con l’innalzamento di un muraglione di contenimento alto 10 metri. La facciata neoclassica ha sei lesene su due ordini, timpano triangolare, un mediocre portale, affreschi mal conservati (Assunzione di Maria e Apostoli attorno alla tomba di Maria) di Alessandro Pugno (1897). Interno a tre navate. Dipinti murali di Pietro Montaldo e di Giuseppe Costanzi (1819-20) [Barbero 1979a, p. 71; Perin 2001, p. 192] raffiguranti sulla volta del presbiterio il Corpus Domini, nella navata centrale la Chiesa del Trionfo, alla parete sinistra Crocifissione e illustrazioni dei continenti. Sui gradini della mensa dell’altar maggiore vi sono vari reliquiari; il tabernacolo marmoreo custodisce una stauroteca e dà appoggio ad un Crocifisso ligneo; sul retro dell’altare una lapide ricorda la consacrazione del 1887, donatrici Melania Osella e Teresa Serra Madio Magrelli. La balaustrata marmorea è intarsiata in stucco e graffita con simboli religiosi [Grignolio 1994, pp. 112-13]. Sul fondo delle navatelle sono posti due altari laterali barocchi ricchi di stucchi. Numerosi sono i quadri: al centro dell’abside un ovale raffigurante l’Assunta, di Pietro Montaldo (ca. 1820); all’altare di destra Madonna del Rosario circondata da ovali coi Misteri, di scuola moncalvesca; a sinistra Deposizione, di Paolo Maggi (1887); inoltre Cristo confortato dagli angeli nel deserto, grande tela di Orsola Caccia con aiuto del padre [Romano 1972, p. 763]; Immacolata, opera tarda di Orsola, con aiuti (>1665), forse proveniente da altra sede [Chiodo 2003, p. 77]; S. Luigi e S. Francesco Saverio, ovali di pittore ignoto; S. Rocco; sopra il fonte battesimale Assunta, di Giuseppe Costanzi [Grignolio 1994, p. 113]. A lato della cappella del Rosario c’è la tomba di don Tommaso Audisio, parroco dal 1817, architetto dalla febbrile attività, autore del progetto per il “castello” Belvedere di Villadeati (ca. 1828-34) e di vari interventi in questa chiesa tra cui i disegni per bussola (scultore Giuseppe Varale, falegname Giuseppe Brignano, 1825-26, orchestra e cantoria (Varale, Vigliani, falegname Musso, 1828-29), campanile (1840), pulpito (autore Varallo, con l’aiuto di Francesco Jura, 1841) [Niccolini 1877, pp. 414-16; Barbero 1979a, pp. 68-72; Rossato 2005, p. 226]. Il grandioso complesso di mobili disegnati dall’Audisio, costituiti da bussola, orchestra, cantoria e confessionali incassati nello spessore delle pareti laterali, si riaggancia alla tradizione dei decoratori tardo-barocchi, fondendo elementi decorativi dello stile impero con motivi del linguaggio architettonico del sec. XVI ed elementi più propri del neoclassicismo. Il pulpito, più tardo, pare ispirato ad opere di Pelagio Palagi realizzate dal 1833 nel castello di Racconigi e nel palazzo reale di Torino [Perin 2001, p. 194]. Presso l’altare di sinistra è sepolto don Ernesto Camurati, parroco di Villadeati, che il 9/10/1944 fu fucilato dai nazisti per rappresaglia con nove capi-famiglia del paese [Angrisani 1946, pp. 51-52]. L’organo fu costruito nel 1831 da Giacinto Bruna, probabilmente coadiuvato dal genero Amedeo Ramasco; venne ristrutturato nel 1855 ad opera di Alessandro Collino [Giacometto 1992], ammodernato nel 1943 da Davico e nel 1983 da Renzo Rosso [AD 1991, p. 227].
In sacrestia si trovano mobili notevoli, tra cui uno stipo cinquecentesco, reliquiari, statuette lignee, preziosi paramenti antichi [AD 1991, p. 227]; in altro ambiente si conserva un Autoritratto di don Audisio con gli attrezzi del disegno architettonico, del 1844 [Barbero 1979a, p. 68]. Nel dicembre 1992 vennero rubati candelieri, calici e una pisside; nel febbraio 1993 cinque tele di modesto valore.

SS. Trinità: si trova non lontano dalla parrocchiale. Fu ricostruita nel 1821 [Casalis, vol. XXV, 1854, p. 376]. Sono segnalati quadri di un certo pregio: S. Rocco (1731); SS. Trinità, recentemente restaurata; Immacolata, grande tela attribuita alla scuola del Moncalvo. Vi sono inoltre statue lignee della Madonna e un Angelo [AD 1991, p. 227].

S. Remigio: nella parte bassa, all’entrata sud-occidentale del paese. Una ecclesia de villa compare negli estimi della diocesi Vercelli, pieve di Castrum Turris, nel 1298-99; nel 1348 risulta il titolo di S. Remigio de villa [ARMO, p. 39, 114]. Fu parrocchiale dal 1556 al 1769 [Grignolio 1992c]. La chiesa attuale fu costruita nel 1534 e riplasmata in stile barocco verso la metà del sec. XVIII [Casalis, vol. XXV, p. 376]. Di proprietà comunale, è stata recentemente restaurata per diventare sacrario ai caduti.
Elegante facciata, da cui è quasi completamente caduto l’intonaco, lasciando a vista la muratura in laterizio; quattro alte lesene su piedistallo sorreggono un frontone curvilineo con nicchia entro cui vi è una statua di S. Remigio, vescovo di Reims. Pianta centrale. Non sono più presenti tre altari con stucchi e due grandi dipinti di Pietro Montaldo e Giuseppe Costanzi raffiguranti la Crocifissione e l’Annunciazione.

S. Bartolomeo: sulla strada per Odalengo Piccolo. Piccolo edificio ad aula rettangolare con volta a botte. Si conserva una tela di recente fattura.

S. Antonio Abate: sulla strada per Odalengo Piccolo. Aula rettangolare con volta a botte, simile alla precedente. Ha una statuetta di S. Antonio Abate.

S. Grato: a Lussello (dial. Lüsè). Parrocchia eretta nel 1650 [AD 1991, p. 107]; dal 1805 al 1817 passò temporaneamente alla diocesi di Asti [Bosio 1894, pp. 134-41]; fu infine soppressa nel 1986 [Decreto vescovile 30/6/1986]. La chiesa fu costruita nel 1667 [AD 1969, p. 57], con facciata rivolta ad ovest. Restauri nel 1978.
Sulle pareti interne sono dipinte delicate decorazioni floreali con voli di angioletti, opera degli anni cinquanta del sec. XX di Raffaele Panizza (fratello del parroco don Giovanni Panizza), insegnante di disegno formato all’Accademia di Brera. In due nicchie sono poste le statue della Madonna del Rosario e dell’Immacolata. Diego Garoglio scrisse appassionati versi su questa chiesetta e sulla statuetta alabastrina della Madonna Immacolata. Grazioso piccolo altare di marmo nero [Grignolio 1980, pp. 165-66]. Padre Burroni segnalava invece un altare in bellissimo marmo rosa, con le insegne dei Francescani (braccia incrociate), proveniente dalla chiesa del convento di S. Bernardino di Moncalvo (Frati Minori Osservanti), soppresso nel 1802 [Burroni 1941, p. 43].

S. Rocco: a Lussello, verso il cimitero. Risale al 1887 [AD 1969, p. 57]. La chiesetta è stata riparata dopo il 1978.
Piccolo edificio ad aula rettangolare con abside; muratura esterna in mattoni e pietre irregolari, lesene e zoccolo in cemento; facciata neoclassica con timpano triangolare. Interno spoglio.

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